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Villa di Serio, 19 agosto 2020.

Carissimi membri del consiglio pastorale,

un caro saluto a ciascuno nella speranza che stiate tutti bene.

Dopo questi mesi di ritiro “forzato” è mio desiderio reincontrarvi di nuovo per “contarci su” un po’ quello che è successo nella nostra comunità e non solo.

Ho avuto il tempo per rileggere e approfondire il libro dell’Apocalisse che vorrei trattare nei prossimi incontri di catechesi per gli adulti. Un’espressione mi è rimasta particolarmente impressa: “Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese” (Ap 2-3). È la frase che scandisce le sette lettere inviate da Giovanni, l’apostolo profeta, alle sette Chiese dell’Asia a nome del Cristo risorto. Essa suona come un invito a leggere la situazione della propria Chiesa a partire dagli eventi in corso, per capire in che modo assecondare l’azione dello Spirito. A questa frase, sempre nella mia mente, se ne affianca un’altra, che viene dal Libro dei Salmi: “L’uomo nella prosperità non intende, è come gli animali che periscono” (Sal 49,21). È proprio vero: a volte le condizioni di eccessiva prosperità ci impediscono di comprendere il senso profondo delle cose. L’improvvisa esperienza della precarietà e della debolezza, accompagnata da tanto dolore, ci apre gli occhi e ci rende più capaci di leggere la realtà.

Stiamo uscendo lentamente da una situazione di emergenza che ci ha letteralmente sconvolto. L’epidemia per Coronavirus ha avuto per tutti noi l’effetto di una tempesta inaspettata: qualcosa di simile a quel che provarono i discepoli mentre erano con Gesù sulla barca in mezzo al lago di Galilea e si trovarono d’un tratto in balia di venti e onde spaventosi. La vita per noi in questi mesi è totalmente cambiata: ci siamo sentiti improvvisamente fragili, impauriti, insicuri. Soprattutto, abbiamo dovuto contare i nostri morti, tante care persone che abbiamo affidato al Signore senza neanche la possibilità di un saluto da parte dei propri parenti. Quella prosperità cui ci eravamo abituati, d’un colpo è sparita e ci siamo ritrovati a fare i conti con il nostro limite e la nostra impotenza.

E tuttavia questo tempo non è stato infecondo. Abbiamo visto segni consolanti della Provvidenza di Dio: tanta generosità, tanta solidarietà, tanto coraggio, tanto senso di umanità. Abbiamo vissuto un’esperienza di Chiesa diversa ma non meno intensa, una vivacità e creatività che forse non avremmo mai immaginato: nonostante tutto, attraverso l’ascolto, il conforto, la preghiera di intercessione, la celebrazione dell’Eucaristia, l’accompagnamento pastorale delle famiglie e in particolare dei ragazzi, ci siamo sentiti vicini.

Ora si comincia a respirare e si sente il bisogno di guardare avanti: ci attende un percorso sul quale si dovrà riflettere con molta attenzione. Mi preme a questo riguardo condividere un pensiero che mi sta molto a cuore e che mi viene appunto dalla frase del Libro dell’Apocalisse che ho ricordato poco sopra. Credo sarebbe un grave errore intendere questa fase come un semplice ritorno alla situazione precedente l’epidemia, mettendo finalmente tra parentesi quanto è accaduto. Prima di rispondere alla domanda: “Come riprendiamo le nostre normali attività?” occorre rispondere a qualche altra domanda molto più importante. Penso sia necessario compiere quella che chiamerei una rilettura spirituale dell’esperienza. Un’esigenza anzitutto si impone: raccontarci che cosa abbiamo vissuto e chiederci che cosa il Signore ci ha fatto capire.

Queste sono le domande che ci potrebbero aiutare: “Che cosa ci è successo? Che cosa abbiamo visto? Che cosa abbiamo provato? Che cosa ci ha addolorato? Che cosa ci ha consolato? Che cosa abbiamo meglio capito? In una parola, che cosa non potremo e non dovremo dimenticare? Sarà importante fare emergere e condividere le nostre riflessioni.

Da questa memoria deriverà un discernimento pastorale, che orienterà il nostro cammino futuro. La domanda guida sarà: “Che cosa si attende il Signore da noi, alla luce di quanto abbiamo vissuto?”. Un po’ come gli abitanti di Gerusalemme dopo aver ascoltato da Pietro il primo annuncio della morte e risurrezione di Gesù, anche noi dobbiamo chiederci: “Se questo è ciò che è accaduto, ora che cosa dobbiamo fare?”.

La nostra preoccupazione non potrà essere semplicemente quella di riprendere al più presto tutto quello che facevamo, ritornando alla cosiddetta normalità. Da più parti si sente dire: “Niente sarà più come prima!”. Per noi questo significa che l’esperienza vissuta in questi mesi ci ha consegnato una lezione di vita, ci ha scosso e ci ha fatto maturare. Dove e come dovrà dunque cambiare il nostro modo di essere Chiesa, di essere comunità cristiana e anche il nostro modo di pensare la società? Su cosa dovremo puntare? Che cosa dovremo correggere o comunque ripensare, per corrispondere alla rivelazione di cui lo Spirito ci ha fatto dono attraverso un’esperienza dolorosa ma non assurda e disperata?

Quest’opera di condivisione e di scambio è quanto io mi sento di chiedere prima di tutto a voi, cari membri del consiglio pastorale. Questo confronto sarà prezioso anche in vista del prossimo anno pastorale.

Per questo vi invito lunedì 31 agosto 2020 ore 20,45 presso il cortile della casa della comunità. (In caso di maltempo ci incontreremo in chiesa parrocchiale)

Vi saluto con affetto e su tutti invoco di cuore la benedizione del Signore.

don Paolo